Sniffare il rosmarino rende il cervello… fino! Uno studio spiega perché


Abbiamo sempre gradito il profumo del rosmarino, soprattutto sull’arrosto con il quale diventa davvero spettacolare. Ma da oggi avremo un motivo in più per apprezzare l’aroma intenso di questo cespuglio che nasce anche spontaneo in quasi tutta la penisola. Uno studio presentato dal professor Mark Moss e dalla collega Jemma McCready della Northumbria University, afferma che può aumentare la capacità della memoria, favorendo il ricordo di eventi e di ciò che si deve fare durante un’attività, migliorando la concentrazione.








 

Un concetto già sostenuto dall’Aromaterapia, la tecnica di benessere che utilizza appunto gli aromi delle piante – in genere sotto forma di oli essenziali, che sono un vero e proprio concentrato di pianta e aroma.
Per questo studio, i ricercatori hanno coinvolto un gruppo di 66 persone. I partecipanti sono stati suddivisi a caso in due gruppi da 33 e sottoposti a una serie di test sulla memoria, condotti in due diverse stanze: una pervasa dal profumo di rosmarino; l’altra, senza profumo.

Tra i diversi test, alcuni prevedevano il trovare oggetti nascosti, ricordare specifici oggetti che avevano visto velocemente e altri test per valutare le funzioni della memoria in genere.






I risultati finali hanno mostrato che i partecipanti allo studio appartenenti al gruppo che era stato oggetto dei test nella stanza profumata, hanno ottenuto risultati migliori nei compiti circa la memoria a lungo termine e prospettica, rispetto a quelli che erano stati portati della stanza senza aroma.
«Abbiamo voluto congegnare la nostra precedente ricerca che indicava come l’aroma rosmarino migliorasse la memoria a lungo termine e il calcolo mentale», ha spiegato Moss nel comunicato Northumbria.

In questo studio, il team di ricerca si è concentrato in particolare sulla memoria prospettica, ha sottolineato il dottor Moss. La memoria prospettica implica la capacità di ricordare eventi che si verificheranno in futuro e ricordarsi di completare le attività in determinati momenti.
«Questo è fondamentale per le attività quotidiane – ha proseguito Moss – Per esempio, quando qualcuno ha bisogno di ricordarsi di spedire un biglietto d’auguri o di prendere le medicine in un momento particolare».
Gli studiosi hanno quindi analizzato campioni di sangue dei partecipanti all’esperimento, per capire quanto 1,8-cineolo era stato assorbito, e hanno sottoposto gli ‘arruolati’ a test di valutazione dell’umore e delle prestazioni mentali. Hanno cosi’ osservato che, a concentrazioni maggiori di 1,8-cineolo nel sangue, corrispondevano i migliori risultati alle prove di rapidità e acutezza mentali.

Da questo studio è emerso anche che ‘Sniffare’ olio di rosmarino produce tra l’altro beneficio anche in termini di umore. Un effetto che però non è risultato collegato ai livelli di 1,8-cineolo, ma probabilmente a quelli di qualche altro componente dell’essenza, ancora da identificare. Attraverso il naso o la mucosa polmonare – spiegano gli autori – sostanze come l’1,8-cineolo riescono ad entrare nel sangue e da qui ai neuroni, superando senza problemi la barriera emato-encefalica che avvolge il cervello.



Da sempre questa pianta è stata ritenuta un rimedio per la memoria e le prestazioni cognitive, lo citava anche da Shakespeare nel suo Amleto, quindi questo studio non è che una conferma di quello che i nostri antenati sapevano già.

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