“450mila morti: succederà in Italia entro qualche anno per quel batterio killer”


Il quadro che emerge da Farmindustria è allarmante: pare infatti che entro il 2050, in Italia ci saranno 450mila morti a causa della resistenza agli antibiotici. È vero, è una cosa che sta accadendo un po’ ovunque, ciò non significa che non sia ugualmente allarmante e spaventoso. Lo sviluppo e l’impiego degli antibiotici, a partire dalla seconda metà del XX secolo, ha rivoluzionato l’approccio al trattamento e alla prevenzione delle malattie infettive e delle infezioni ritenute in passato incurabili.

Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia: malgrado siano state investite risorse ed energie per aumentare la conoscenza dei meccanismi di resistenza e nella ricerca di molecole sempre più efficaci, la comparsa di resistenze agli antibiotici è al momento più veloce dello sviluppo di nuove molecole.
La resistenza agli antibiotici è una realtà e va fatto qualcosa quanto prima. Non soltanto per le importanti implicazioni cliniche, ma anche per la ricaduta economica delle infezioni da batteri antibiotico-resistenti, dovuta al costo aggiuntivo richiesto per l’impiego di farmaci e di procedure più costose. Continua a leggere dopo la foto








Ma perché questa resistenza agli antibiotici? È un fenomeno globale, come dicevamo sopra, ma per il nostro Paese, a causa soprattutto dell’uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti animali, è una minaccia maggiore. Si tratta, tra le altre cose, di un’emergenza molto costosa. Pensate che costerà 13 miliardi al Servizio Sanitario Nazionale. Mica poco. Ma non è ancora tutto. A peggiorare le cose un altro dato molto negativo. Continua a leggere dopo la foto






Il dato secondo cui l’Italia tra i paesi Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) è già al primo posto per il tasso di mortalità con più di 10 mila decessi annuali causati da uno dei batteri che resistono agli antibiotici. Ma cos’è che scatena la resistenza? L’uso esagerato di antibiotici negli allevamenti animali. In Italia, poi, accade più che negli altri paesi. I dati sono piuttosto preoccupanti. Continua a leggere dopo la foto



 

Pensate che 75% di antibiotici usati per l’acquacoltura si disperde nell’ambiente limitrofo e, in generale, il 70% viene dato proprio agli animali. Per questa ragione l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) è stata costretta a vietare l’uso di antibiotici che aiutino a crescere gli animali. Ma il presidente di Farmindustria Scaccabarozzi ha fatto sapere che il problema da affrontare quanto prima riguarda il mercato nero. Occorrerebbero dunque controlli molto più stringenti.

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